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Il piccolo nido di Vimodrone

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La Favola del DRAGO CAMEO

Oggi ascoltiamo la favola del draghetto CAMEO, che anche gli adulti dovrebbero rileggere ogni tanto…

La favola del drago: quando sei molto arrabbiato.

C’era una volta un piccolo drago che si chiamava Cameo. Era un draghetto simpatico e dolce e gli piaceva stare in compagnia. Un brutto giorno successe una cosa terribile. Suo cugino Gregorio voleva giocare con il trattore di Cameo. Era un bellissimo trattore giallo e rosso e Cameo non lo prestava mai a nessuno. Così quel giorno, quando Gregorio lo prese, Cameo diventò furioso. Si gonfiò tutto e le scaglie che aveva sul corpo si drizzarono. La faccia gli diventò rossa e anche le orecchie sembravano più lunghe e più tese. Insomma, bastava guardarlo per averne paura. Ma questo non era ancora il peggio. Il peggio venne quando Cameo aprì la bocca per parlare. Invece della sua solita vocina dolce, “WWWAAAAAMMMM”, uscì un rumore spaventoso accompagnato da fuoco e fiamme. Che ci crediate o no, tutti quelli che si trovavano vicino a Cameo rimasero terrorizzati. E non solo. Quelle fiamme bruciarono molti degli alberi del boschetto in cui i draghi stavano giocando; incenerirono i cespugli e perfino i fiorellini del prato. Anche il trattore di Cameo restò carbonizzato.
Quella sera Cameo aspettava il ritorno di papà e si sentiva molto spaventato. “Cosa è successo?” gli chiese il padre, appena entrato in casa. E quando Cameo raccontò tutta la storia, il papà rimase silenzioso. “Non voglio sentir dire che è successo un’altra volta. Ricordati Cameo, non deve accadere mai più!”
“Ma io volevo solo dirgli di non toccare il mio trattore.”
“Le fiamme che ti sono uscite di bocca possono essere pericolose” gli spiegò il papà “devi usarle quando succede qualcosa di grave: quando qualcuno cerca di farti del male e devi difenderti. Devi imparare a usare il fuoco per quando fa freddo o hai bisogno di farti luce, ma non devi usarle mai contro i tuoi amici.”
Cameo adesso era preoccupato. A volte gli capitava di litigare con qualcuno e in quei momenti voleva strillare e farsi sentire: allora si fermava spaventato perché temeva quelle lingue di fuoco che gli sarebbero uscite dalla bocca. Così, per evitare di arrabbiarsi, decise di giocare sempre più spesso da solo. Ma lo faceva sentire così triste. Vedeva i suoi fratelli e le sue sorelle ridere e scherzare e sapeva che se fosse stato con loro prima o poi si sarebbe arrabbiato e … non avrebbe saputo trattenersi e … avrebbe certamente arrostito qualcuno.
Mentre stava lì, solo e malinconico, gli si avvicinò un folletto del bosco. “Io lo so a cosa stai pensando” gli disse il folletto. “E so anche qual’è la soluzione.”
“Presto, dimmela, perché non so davvero come fare.”
“E’ semplice: la prossima volta che senti questa rabbia dentro, mastica i petali di un fiore profumato.”
“E poi?”
“E poi basta. Vedrai.”
Non è che Cameo si sentisse molto più tranquillo, ma si avvicinò ai suoi fratelli. Giocarono a nascondino e a mosca cieca. Poi decisero di far volare un grande aquilone rosso che papà aveva appena costruito. Cameo voleva assolutamente provarlo, ma anche gli altri draghi volevano giocare e non glielo davano. Passò un minuto e poi due. Cameo diventava sempre più furioso. Un poco alla volta si gonfiava, le scaglie gli si drizzavano, aveva la faccia sempre più rossa e anche le orecchie sembravano più lunghe e più tese. Insomma, bastava guardarlo per averne paura. Ma questo non era ancora il peggio. Cameo stava per aprire la bocca, ma per fortuna si ricordò delle parole del folletto del bosco. Si fermò e si guardò attorno: vicino a sé trovò una bella margherita viola. La mise in bocca e la masticò a lungo. Poi finalmente aprì la bocca e, invece delle fiamme e del fuoco, uscì una cascata di lucine viola, simili ai fuochi d’artificio. I suoi fratelli si fermarono e lo guardarono attenti. Il draghetto era davvero sorpreso.
“Hai visto?” disse il folletto del bosco che era spuntato da dietro un cespuglio. “Non bisogna aver paura di come si è, ma bisogna imparare a trasformare le cose pericolose in cose utili. Adesso che tutti ti guardano, è il momento di dire ciò che vuoi.”
“Ora tocca un po’ a me giocare con l’aquilone” disse Cameo.

 

OFF
Betty


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